Amore, io non so, davvero, perché sia così automatico pensarti sempre, in ogni circostanza, anche quando devo abbracciare chi piange vicino al mare come piangevo io quando eri tu ad abbracciarmi mentre singhiozzavo sulla riva e tu mi dicevi di ascoltare il mare, anche quando torno a casa in macchina e guardo la radio che a mezzanotte e trentasette passa i The Fray e inizio a bisbigliare don't let me go pensando che invece mi hai lasciato andare eccome, anche quando mamma mi chiede se ho bevuto e vorrei dirle che il rhum mi brucia la gola come quando volevo dirti un sacco di belle cose che invece s'incastravano lì e facevano un po' infezione quindi un pochino bere mi riporta indietro nel tempo, anche quando mi sveglio con il braccio di mia sorella intorno alla vita e penso che sarebbe stato bellissimo se il tempo non ci avesse tolto per sempre la possibilità di svegliarci abbracciati, anche quando sfioro sovrappensiero i cuori del braccialetto che porto sempre al polso sinistro e la mia fedina d'argento che tu mi avevi regalato con un biglietto bellissimo che ancora conservo da qualche parte.
Amore, ricordo uno scambio epistolare in cui mi promettevi di abbracciarmi ogni sera, prima di andare a letto, di essere presente mentre crescevo come mai nessun altro aveva fatto prima, di aiutarmi in quelle metaforiche cadute di cui tutti parlano che per me somigliavano più che altro a perdite della giusta strada, di essere disponibile ad accogliermi ogni volta io avessi voluto correre da te. Chi l'avrebbe detto - certo non io - che invece te ne saresti andato, un giorno d'estate, chiedendomi di essere il mio porto sicuro, di imparare a camminare senza te a tenermi per il gomito, perché ti sarebbe piaciuto farlo per il resto della tua vita ma non sarebbe stato così, mai più, e di realizzare i nostri sogni anche senza la tua presenza fisica, ché tu non sapevi cosa c'è dopo la morte ma di certo non ti avrebbe impedito di amarmi sempre.
E allora, amore, dimmi perché dovrei lasciarti andare anche io, se davvero senza il pensiero di te fa tutto schifo, come quando ti sbagli e metti il sale nel caffè.
Lo so che è patetico, tutto questo, che ho quasi diciotto anni e dovrei preoccuparmi della scuola e degli amici che vanno e vengono e dei ragazzi che ci sono ma non troppo, ma per quanto io stessa provi pena per me stessa, non posso fare a meno di scrivertelo qui, che è dove ho deciso di confinarti, come quando costruiscono le riserve per i leoni dentro cui è vietato cacciare. Ti ho messo sotto vetro come il più prezioso dei fiori, e, amore, sapessi quanto mi piace ogni tanto alzare la tua gabbia e lasciare che il mondo s'impregni del tuo profumo.
Parole scritte ad un destinatario
andato via prima di averle ricevute.
domenica 4 marzo 2012
mercoledì 29 febbraio 2012
Lettere di una frase sola che ti scriverei sui post-it gialli che ci piacevano tanto.
Amore, io non voglio essere aiutata, questo ancora non l'ha capito nessuno, perché il mondo crede che io debba lasciarti andare, e invece no, tu magari non hai ben chiaro il concetto ma non sei autorizzato ad andare da nessuna parte, io intanto se vuoi faccio tutto quello che vuoi, vivo come se tu non ci fossi (sto diventando brava), ma non ti aspettare che io mi dimentichi di te e del fatto che questa tua pausa dal mondo sta durando un po' troppo, quindi quando tornerai mi troverai esattamente qui, e lascerò stare tutto il resto e ti sgriderò moltissimo e ti darò un bacio, un po' come tua madre quella sera che sei tornato a casa alle cinque che si era messa a lavare i piatti e quando ha sentito la porta ha mollato tutto lì, si è messa le braccia sui fianchi e ti ha sgridato per mezz'ora descrivendo accuratamente i sintomi dell'ansia che le avevi fatto venire, poi quando eri ormai a letto è venuta a darti un bacio della buonanotte che hai detto non ti saresti dimenticato mai.
venerdì 17 febbraio 2012
bum.
Ciao amore,
è tanto che non ti scrivo, scusami, ma spero che tu sappia che ti ho pensato comunque moltissimo.
Io non so perché la tua assenza si faccia sentire di più in momenti come questo, in cui vorrei prendere il mio cappotto nuovo e semplicemente andarmene, ecco, non importa dove, mi basterebbe arrivare in fondo alla strada e fermarmi lì, sarebbe il gesto l'importante, andarmene, anche solo per qualche istante, basterebbe che tutti sentissero sbattere la porta e magicamente si accorgessero che non sono obbligata ad ascoltarli, a difenderli, ad impedire che si facciano troppo male mettendomi in mezzo e beccandomi le urla di tutti, sono libera di lasciarli fare e, soprattutto, di non ascoltarli. Io, se voglio, posso non ascoltarli.
Ma li ascolto, fondamentalmente il problema è quello.
E allora, amore, ti prego, per favore, almeno tu ascolta me, che qui sembra non farlo nessuno, che qui se io provo a parlare mi gridano di stare zitta, che qui se io non piango un po' scoppio, e non è che la prospettiva m'alletti molto.
Ascolta me, che ti amo tanto e non è vero che mi manchi solo in questi momenti -non vorrei tu lo pensassi-, il fatto è che tu mi manchi sempre, ma adesso son qui che penso che saresti l'unico al mondo a cui racconterei tutto, per filo e per segno, e non mi sentirei giudicata, non mi sentirei aliena, mi sentirei solamente io, cosa che non accade da un po'.
Ti prego, torna, qui non ci sto, o vieni tu o ti raggiungo io, mandami l'indirizzo.
- immagina, tu sei lì che guardi una ragazza, magari è seduta su un muretto e fuma una sigaretta, o magari legge, o magari sorride, o magari tutte queste cose insieme, insomma, tu sei lì che la guardi e questa, d'un tratto, senza il minimo preavviso, esplode, un boato della madonna, e uno s'aspetterebbe carne e sangue, e invece no, tutt'intorno cadono gocce d'acqua salata, tutte lacrime che non ha pianto. Pensa la meraviglia.
è tanto che non ti scrivo, scusami, ma spero che tu sappia che ti ho pensato comunque moltissimo.
Io non so perché la tua assenza si faccia sentire di più in momenti come questo, in cui vorrei prendere il mio cappotto nuovo e semplicemente andarmene, ecco, non importa dove, mi basterebbe arrivare in fondo alla strada e fermarmi lì, sarebbe il gesto l'importante, andarmene, anche solo per qualche istante, basterebbe che tutti sentissero sbattere la porta e magicamente si accorgessero che non sono obbligata ad ascoltarli, a difenderli, ad impedire che si facciano troppo male mettendomi in mezzo e beccandomi le urla di tutti, sono libera di lasciarli fare e, soprattutto, di non ascoltarli. Io, se voglio, posso non ascoltarli.
Ma li ascolto, fondamentalmente il problema è quello.
E allora, amore, ti prego, per favore, almeno tu ascolta me, che qui sembra non farlo nessuno, che qui se io provo a parlare mi gridano di stare zitta, che qui se io non piango un po' scoppio, e non è che la prospettiva m'alletti molto.
Ascolta me, che ti amo tanto e non è vero che mi manchi solo in questi momenti -non vorrei tu lo pensassi-, il fatto è che tu mi manchi sempre, ma adesso son qui che penso che saresti l'unico al mondo a cui racconterei tutto, per filo e per segno, e non mi sentirei giudicata, non mi sentirei aliena, mi sentirei solamente io, cosa che non accade da un po'.
Ti prego, torna, qui non ci sto, o vieni tu o ti raggiungo io, mandami l'indirizzo.
- immagina, tu sei lì che guardi una ragazza, magari è seduta su un muretto e fuma una sigaretta, o magari legge, o magari sorride, o magari tutte queste cose insieme, insomma, tu sei lì che la guardi e questa, d'un tratto, senza il minimo preavviso, esplode, un boato della madonna, e uno s'aspetterebbe carne e sangue, e invece no, tutt'intorno cadono gocce d'acqua salata, tutte lacrime che non ha pianto. Pensa la meraviglia.
giovedì 12 gennaio 2012
Please, remember me once more.
Amore, amore, non hai idea di quanto mi piaccia continuare a chiamarti così, e se tu fossi qui potrei farti anche sentire come l'accento ed il tono siano completamente diversi quando pronuncio questa parola riferendomi a te, come anche la o diventi una vocale estremamente dolce, ecco, sì, dolce.
Amore, quando potrò vederti di nuovo? Ci siamo lasciati (è così? Ancora stento a crederlo, nonostante i giorni che incessanti passano senza di me) in quel giorno di giugno senza neanche pronunciare una singola parola di congedo, senza un bacio d'addio che avrei potuto ricordare in momenti come questo in cui la tua assenza brucia accanto a me, mentre nella mia testa si susseguono immagini e suoni e odori a cui non riesco ad attribuire le esatte definizioni, e sono sempre più convinta che se solo tu fossi al mio fianco avresti potuto capirlo, come se solo pensandomi tu riuscissi a capire cosa passi per la mia mente.
Ecco, sì, amore, ecco, quand'è stata l'ultima volta che mi hai pensato? Voglio credere che tu ancora mi pensi, questo sì, e non mi passa neanche per l'anticamera del cervello che tu abbia potuto cancellarmi completamente dalla memoria, che tu sia stato sottoposto ad un reset come facevamo noi con i tamagotchi che maneggiavamo spesso in quei giorni in cui mi pareva ancora d'aver fatto tutto giusto, tutto bene, mi sentivo brava, ma adesso? Adesso mi logora il dubbio, quindi lo chiedo a te. Ho sbagliato qualcosa? Ci penso spesso, e non mi pare, no, ecco, ti ho lasciato spazio per farti respirare ma sono stata abbastanza vicino da farti captare il mio profumo e ti ho lasciato libero di allontanarti ma non del tutto (anche se contro certe cose non si può far niente, vorrei molto ma non si può), quindi io continuo a sperare che essendo un po' noi pezzi un puzzle di quelli con cinquemila pezzi bellissimi che mi piacciono molto qualcuno riesca a trovare il pezzo che ci univa, probabilmente è andato perso. Speriamo non se lo sia mangiato il gatto.
Amore, quando potrò vederti di nuovo? Ci siamo lasciati (è così? Ancora stento a crederlo, nonostante i giorni che incessanti passano senza di me) in quel giorno di giugno senza neanche pronunciare una singola parola di congedo, senza un bacio d'addio che avrei potuto ricordare in momenti come questo in cui la tua assenza brucia accanto a me, mentre nella mia testa si susseguono immagini e suoni e odori a cui non riesco ad attribuire le esatte definizioni, e sono sempre più convinta che se solo tu fossi al mio fianco avresti potuto capirlo, come se solo pensandomi tu riuscissi a capire cosa passi per la mia mente.
Ecco, sì, amore, ecco, quand'è stata l'ultima volta che mi hai pensato? Voglio credere che tu ancora mi pensi, questo sì, e non mi passa neanche per l'anticamera del cervello che tu abbia potuto cancellarmi completamente dalla memoria, che tu sia stato sottoposto ad un reset come facevamo noi con i tamagotchi che maneggiavamo spesso in quei giorni in cui mi pareva ancora d'aver fatto tutto giusto, tutto bene, mi sentivo brava, ma adesso? Adesso mi logora il dubbio, quindi lo chiedo a te. Ho sbagliato qualcosa? Ci penso spesso, e non mi pare, no, ecco, ti ho lasciato spazio per farti respirare ma sono stata abbastanza vicino da farti captare il mio profumo e ti ho lasciato libero di allontanarti ma non del tutto (anche se contro certe cose non si può far niente, vorrei molto ma non si può), quindi io continuo a sperare che essendo un po' noi pezzi un puzzle di quelli con cinquemila pezzi bellissimi che mi piacciono molto qualcuno riesca a trovare il pezzo che ci univa, probabilmente è andato perso. Speriamo non se lo sia mangiato il gatto.
giovedì 5 gennaio 2012
Amore, io non ti ho mai chiesto di restare, anche se mi sarebbe piaciuto un sacco essere autorizzata per un po' più di tempo a fare un sacco di cose che continuano a venirmi in mente, come stamattina che mi sono alzata e ho pensato a come sarebbe bello venirti a svegliare con in mano una pasta al riso che tanto ti piaceva, salvo poi essere colta dalla consapevolezza che nessuno (neanche io, amore, neanche io) potrà svegliarti mai più, e subito mi è arrivata l'immagine del tuo viso deturpato dal tempo che passa per tutti, ma per te molto più in fretta, adesso, e se io dovessi vederti in questo esatto momento non saresti neppure tu, ma un cumulo di ossa che giace in quella cassa di legno che non ho voluto vedere.
Amore, io non ti ho mai chiesto di restare e neanche lo farei, solo, per favore, la prossima volta che te ne vai, dammi un pochino di preavviso, i tagli netti non sono nelle mie corde, non riesco a gestirli, mi manchi un sacco e non so che farci, niente serve a niente se mi accompagna in ogni gesto un bisbiglio che mi ripete incessantemente che non ci sei.
Amore, io non ti ho mai chiesto di restare e neanche lo farei, solo, per favore, la prossima volta che te ne vai, dammi un pochino di preavviso, i tagli netti non sono nelle mie corde, non riesco a gestirli, mi manchi un sacco e non so che farci, niente serve a niente se mi accompagna in ogni gesto un bisbiglio che mi ripete incessantemente che non ci sei.
venerdì 11 novembre 2011
Ciao amore,
sono le venti e trentotto di questo venerdì sera passato tra i libri che ti scrivo con la tua felpa addosso - non è più la stessa cosa, da quando non ha più il tuo profumo.
Stamattina ti pensavo moltissimo, in mezzo a tutte queste persone che di farla finita di seminare, nelle loro conversazioni, riferimenti a quella che è stata la nostra vita non ne vogliono proprio sapere, e con la bocca asciutta pensavo a quanto siano strane quelle volte in cui saluti una persona e non sai che è la tua ultima occasione, che non succederà mai più, che tutto quello che vuoi dire dovresti vomitarlo fuori nel giro di dieci minuti, sarebbe meglio, eppure.
Eppure io quel giorno ti ho detto ci vediamo domani e domani ancora deve arrivare, son passati ottocentosettantasei giorni e ancora non è sorto questo famigerato domani, son passati ottocentosettantasei giorni e ancora di aspettare di poterti sorridere non ho smesso.
Amore, ti ricordi quel giorno di marzo che abbiamo preso il primo treno direzione Firenze, ed io ti ho detto 'Ma se mi beccano che ho saltato scuola? Io non le ho mai fatte queste cose', e tu mi hai risposto ma a te davvero importa cosa dicono, se passi un giorno con me? Avevi un certo talento per le domande.
Stamattina mi stavo ricordando la musica della pioggia su Ponte Vecchio, e quella sensazione meravigliosa del vento caldo nei capelli e le mie mani nelle tue e il mio cuore nel tuo e, in generale, io in te, fiduciosa nel tuo mai perdermi o danneggiarmi - beffardo, a volte, il destino.
Mi chiedevo, persa nel fumo di una Chesterfield rossa fumata in cortile mentre altri cinquecentonovantanove studenti ridevano e scherzavano ed io un po' stonavo con la mia aria malinconica, se potessimo magari ripetere l'esperienza, prima o poi, e di nuovo potermi sentire a casa in una città che mai sarà la mia, ma non importa, perché c'eri tu, e tu spiegami io adesso come mai farò a sentirmi davvero al sicuro, davvero protetta, davvero io.
Amore, il pensiero di te è sempre più dolce, nonostante il retrogusto amaro della tua assenza che (forse) gradualmente smette di ossessionarmi, ora che un po' ci ho fatto l'abitudine, a questa cosa del voltarmi e non vederti, del chiamarti e non trovarti, dell'amarti e non doverlo fare, ma scriverti è sempre per me una necessità, per non dovermi sentire costantemente sotto l'effetto di un'invisibile pressa che tenta di sbriciolarmi la cassa toracica per raggiungere i miei organi interni dove ancora, nonostante tutto, nonostante il tempo, nonostante il mondo, ci sei tu.
domenica 23 ottobre 2011
Che farmene delle stelle se tu manchi.
Ciao amore, è tanto che non ti scrivo, e non è per cattiveria, ma proprio non riesco a scrivere niente. Ti aggiornerò presto, e intanto auguro la buonanotte a te che le stelle le vedrai sicuramente un po' più grandi, e di certo le vedrai più di me che, da quando te ne sei andato, non le guardo più.
Buonanotte, mi manchi molto.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)