Ciao amore,
volevo dirti che è stato bello conoscerti, e amarti, e viverti. È stato bello anche se è finito troppo presto, e forse è anche un po' bello quanto io ancora ti appartenga, anche adesso che non ci sei più tu, non ci siamo più noi, non ci sono più io.
Chissà dove sei - se sei -, chissà se stai bene, se suoni ancora tutte quelle belle canzoni al pianoforte, se ancora mi senti, se ancora mi pensi, se ancora mi ami - c'è questo bel modo di fare domande che consiste nel mettere per ultimo ciò che più ti interessa.
Amore, ti sognerò stanotte, e in sogno ancora saremo, io e te, splendidi.
Parole scritte ad un destinatario
andato via prima di averle ricevute.
lunedì 1 aprile 2013
domenica 6 gennaio 2013
If these sheets were the States and you were miles away, I'd fold them end over end to bring you closer to me.
Sono le tre e mi manchi, io qualche giorno divento matta sul serio, te lo giuro, ti voglio qui, dobbiamo escogitare qualcosa, va a finire che inizio a parlare da sola come la nuova vicina che fa interi dialoghi col marito morto anni fa, ogni tanto la sentiamo che lo sgrida perché non ha cambiato la lampadina ed io non posso far altro che pensare che ho perso troppe cose nella mia vita e che probabilmente ne perderò altre e non mi abituerò mai alla cosa e andrò fuori di testa, chiamerò il mio gatto come te e gli preparerò le crepes col burro d'arachidi quando avrà la febbre.
Ti prego torna.
- oggi il mare profumava di noi, e ovviamente era bellissimo.
domenica 25 novembre 2012
My time is yet to come, so I'll be forever yours.
Ciao
amore,
stasera
ti penso molto, più del solito, forse è perché penso che mi sto
piano piano innamorando (anche) di qualcun altro, ma non mi sento poi
molto in colpa – perdonami, non te la prendere, cercherò di
spiegarti.
Non
smetterò mai di amarti, questo lo sai, e non amerò mai nessuno
quanto sempre amerò te, perché tu sei stato il mio primo amore,
eterno amore, è appurato e lo sappiamo tutti, lo devono sapere anche
i prossimi che saranno gli eterni secondi, è brutto da dire ma tu
hai il primato e non lo perderai neanche quando sarò vecchia e
circondata da gatti che amerò moltissimo, però io sono qui, ho
diciotto anni e ho provato e provo sentimenti fortissimi per altri
ragazzi, e per quanto io non lo dica mai a voce alta non posso negare
che è un po' amore anche quello che sento per loro, o magari sono gli ormoni, non lo so, però proprio io non posso continuare a sentirmi colpevole di una cosa che non dipende, di fatto, da me, non trovi? Non c'è libero arbitrio per queste cose, io sarò tua per sempre ma un pochino anche degli altri, diciamo settanta percento tua e trenta percento loro, mi pare un buon compromesso.
Comunque, non è di questo che volevo parlarti.
Ascoltavo
un paio di canzoni che ti avevo dedicato e mi sono ricordata del
nostro primo bacio nei camerini del Carrefour, non è stata una cosa
da film ma a noi è sempre piaciuto così.
Il
punto però è che per quanto ricordi la sensazione di infinita
meraviglia che provavo quando sfioravo la tua pelle con le mie labbra
e le mie dita e le mie spalle e la mia epidermide in generale, non
riesco proprio a ricordare il tuo profumo. Mi piaceva, questo lo
ricordo, ma la sua consistenza è ormai svanita, persa in qualche
angolo della mia mente in cui per ora ci sono ancora una valanga di
memorie riguardanti te che temo svaniranno una per una, lentamente.
Ecco
perché ti scrivo questa lettera. Volevo dirti che sto compilando una
lista con tutti questi ricordi, probabilmente non finirò mai ma non
importa, niente deve svanire mai più.
Cazzo,
amore, tu non saresti dovuto svanire, questa è la verità,
come diamine è venuto in mente alla tua vita di finire proprio quel
giorno lì, piango anche adesso se solo ci penso, non saresti dovuto
scomparire, non tu, proprio no, guarda che vuoto immenso hai lasciato
nel mondo, non è neanche bello come il Grand Canyon, è proprio un
orrore, cristo, ci sarebbe da vomitare per giorni al solo pensiero di
te che non ci sei, che non ci sarai mai più, che ci sei stato per
troppo poco tempo, pensa a tutte le cose che non hai fatto in tempo a
fare come andare da Einaudi e stringergli la mano o volare fino in
Francia, dire a tutti i passanti che l'Inghilterra è meglio e poi
scappare – ne parlavamo spesso.
Fabrizio,
torna qui. Ho bisogno di te, stasera e sempre, voglio che mi abbracci
e che tu sciolga la presa ferrea di questa tristezza che si aggrappa
con forza al mio petto come io mi sono aggrappata gridando alla tua
mano quando, con i polmoni fermi, te ne stavi lì fermo nel tuo letto
con gli occhi chiusi mentre un'infermiera mi diceva qualcosa che
voleva essere rassicurante ma che io non sentivo, avevo le orecchie
troppo piene da quel fastidiosissimo suono proveniente dalla macchina
attaccata al tuo cuore – senti, quando mi sei vicina batte più
forte –, e mi portava
via per sempre da quella stanza e da te.
Oggi
c'era la festa del cioccolato, qui, e tutti giravano per la città
sorridenti e avevano qualcuno da guardare e a cui chiedere “Dai, me
lo prendi?” e io non sapevo far altro che guardarmi intorno e
cercarti con tutta la forza e l'amore che ho.
Mi
manchi.
domenica 7 ottobre 2012
You're here with me, just show me this and I'll believe.
Ciao amore, sono un po' (tanto) arrabbiata ma non importa, tu non te ne preoccupare, mi passerà quando berrò il mio the alla vaniglia, vorrei piuttosto dirti che in televisione c'è Twilight e noi l'abbiamo visto insieme al cinema e tu mi prendevi in giro perché io ero concentrata e dicevo arrabbiata che ogni volta cambiano completamente i libri e che già questo fa schifo, smerdatelo anche di più mi raccomando e tu ridevi molto ed eri tanto bello e Robert Pattinson a confronto fa veramente schifo, sul serio.
Torni un pochino? Non dico molto, magari vieni domani che esco da scuola alle due e potremmo mangiare un pezzo di pizza e parlare fino a tardi di come stai, di dove sei e di quanto ci manchiamo, e tu mi potresti abbracciare e dirmi di star tranquilla, che tornerai di nuovo, non sai quando ma farai il possibile, e magari nel frattempo di non arrabbiarmi che divento tutta rossa rossa e sudo e non mi dona molto, poi potresti aggrottare le sopracciglia e dire che no, sono bella lo stesso, come facevi sempre, con quel tono che quasi quasi mi convince.
Abbracciami, per favore.
Torni un pochino? Non dico molto, magari vieni domani che esco da scuola alle due e potremmo mangiare un pezzo di pizza e parlare fino a tardi di come stai, di dove sei e di quanto ci manchiamo, e tu mi potresti abbracciare e dirmi di star tranquilla, che tornerai di nuovo, non sai quando ma farai il possibile, e magari nel frattempo di non arrabbiarmi che divento tutta rossa rossa e sudo e non mi dona molto, poi potresti aggrottare le sopracciglia e dire che no, sono bella lo stesso, come facevi sempre, con quel tono che quasi quasi mi convince.
Abbracciami, per favore.
mercoledì 5 settembre 2012
Mi scrivevi un sacco di lettere che avrei dovuto leggere a casa e che invece divoravo accanto a te mentre aspettavamo l'autobus per andare chissà dove, non che ce ne importasse molto.
Una volta mi scrivesti una cosa tipo tredici pagine di frasi sconnesse che tuttavia avevano straordinariamente senso e alla fine ti strinsi fortissimo e chi se ne importava se era luglio, noi ci abbracciavamo anche se c'era da morire dal caldo e questo era l'amore.
Tra due settimane è il tuo compleanno. Venti.
Cristo, davvero, ti ho conosciuto che eravamo entrambi così piccoli che sul serio non c'è da crederci che avresti fatto vent'anni tra poco, avresti perché ovviamente ti sei fermato molto prima.
Non ti azzardare mai più a voler imitare Peter Pan, pe' davvero, ti arriva una randellata in testa, Fabri, non sto scherzando.
Una volta mi scrivesti una cosa tipo tredici pagine di frasi sconnesse che tuttavia avevano straordinariamente senso e alla fine ti strinsi fortissimo e chi se ne importava se era luglio, noi ci abbracciavamo anche se c'era da morire dal caldo e questo era l'amore.
Tra due settimane è il tuo compleanno. Venti.
Cristo, davvero, ti ho conosciuto che eravamo entrambi così piccoli che sul serio non c'è da crederci che avresti fatto vent'anni tra poco, avresti perché ovviamente ti sei fermato molto prima.
Non ti azzardare mai più a voler imitare Peter Pan, pe' davvero, ti arriva una randellata in testa, Fabri, non sto scherzando.
martedì 28 agosto 2012
You're so much a part of me that you'll be with me, no matter what.
Tu non c’eri.
Non c’eri.
Eppure ti sentivo come si sente l’angoscia, come si sente l’abbandono.
Ti sentivo nelle ossa, nel silenzio, ti sentivo solo io.
Solo e sempre io, mentre tutto quanto intorno mi diceva che tu non c’eri.
(Marco Conidi)
Tu non ci sei, ma io ti sento, ti sento nei polmoni e nello stomaco, ti sento al mare che mi abbracci e ti sento la notte che mi accarezzi i capelli, ti sento quando piango perché è morto Giò che mi stringi forte e mi asciughi le lacrime e mi sussurri qualcosa per farmi star meglio anche se sappiamo entrambi che non servirà, ti sento per strada che mi prendi per mano e ti sento nei negozi di libri che mi consigli Hemingway e mi vien tanto da ridere e da rispondere "Tanto sai che non lo leggerò finché non avrò finito la mia lista personale", ti sento all'Esselunga che mi indichi il burro d'arachidi che ti piace tanto e sbuffi quando scuoto appena la testa in segno di diniego perché se non ci sei tu io non lo assaggio, ti sento ovunque e nessun altro può capire quanto la cosa sia meravigliosa e devastante al contempo.
Ti sento, tu non ci sei ma non importa, secondo me è lo stesso principio di quando ascolti la musica dall'ipod, i cantanti non sono mica lì a cantare per te, ma in fondo fottesega, voglio dire, continui ad ascoltare.
- nel nostro caso cambia, ma tu non lo dire, sono di nuovo le quattro ed io sono molto stanca, fammi delirare un pochino, per favore, sai che posso farlo solo con te che sei bello come un orso a primavera.
venerdì 24 agosto 2012
Avremmo fatto una figura migliore ad annegare ubriachi.
Con questo caldo sarei venuta in bicicletta a casa tua ché tanto è discesa, non faccio fatica e sento il vento che mi rinfresca la faccia e manda a puttane la mia frangia ma non importa, a te sarei piaciuta comunque, ti piacevo di prima mattina ed appena uscita dalla doccia con la matita sbavata e dopo scuola con le occhiaie le guance rosse e gli occhi stanchi, avresti potuto sopportare la vista dei miei capelli sconvolti.
Insomma, dicevo, sarei venuta in bicicletta a casa tua e ci saremmo seduti sul pavimento del tuo salone grandissimo con almeno tre ventilatori puntati addosso ed avremmo giocato a scala quaranta, tentando in ogni modo di far vincere l'altro finendo poi per dire all'unisono senti, basta, pareggio, son due ore che ho chiuso. Il tuo cane avrebbe tentato di mangiare le carte e tu gli avresti gridato Loki!, con quel tono che gli faceva passar la voglia di darti fastidio e faceva venire a me la voglia di riempirti di baci fino a consumarci le labbra. Tua mamma sarebbe rientrata dal lavoro e con gli occhi felici avrebbe detto oh, tesoro, non sapevo che ci fossi anche tu, vuoi un po' di gelato?, io avrei accettato perché con questo caldo... e tu avresti sorriso molto, l'avremmo mangiato nello stesso bicchiere, io mi sarei sporcata il naso e tu me l'avresti pulito con le labbra per poi dire è buonissimo e farmi diventare tutta rossa.
Verso una cert'ora sarei tornata a casa felice e sarebbe stato un po' più facile sopportare tutto il resto, mi sarei addormentata con il sorriso e mi sarei svegliata la mattina con un tuo messaggio ad aspettarmi, t'avrei chiamato ed avremmo vissuto giorni bellissimi, insieme.
E invece tu non ci sei, amore, casa tua è tanto triste che è persino morta l'edera, ed io proprio non ce la faccio, te lo giuro, qui continua ad andar peggio, sempre peggio, credi d'essere arrivato al limite ed invece no, è come il concetto di meno infinito che la mia professoressa aveva detto di immaginare come un'infinita caduta verso il basso.
Ti prego, torna qui, almeno per un giorno, poi giuro che ti lascio andare, faccio la brava, vieni qui adesso che son le quattro e mezza ed io piango così forte che credo tra poco sveglierò qualcuno, torna, abbracciami e cantami una ninna nanna ché tre anni e tre mesi e sei giorni senza di te sono troppi, mica ce la faccio io, mi sento come la medusa di oggi pomeriggio che l'han tirata fuori dal mare con un retino e poi l'han seppellita nella sabbia, la vedevo soffocare e seccarsi e pensavo solo ecco come devo sembrare io ad occhi esterni, e pregavo non so chi di ributtarmi in mare, per favore, giuro che non passo vicino a nessun bagnante, non vi tocco, non vi faccio niente, ma vi prego fatemi tornare a respirare.
(Buonanotte, sweetheart, spero che almeno tu stia dormendo e che questa lettera tu la legga domattina, io adesso metto Nuvole Bianche e chiudo gli occhi, magari immaginando che a suonarmela sia tu riuscirò a riposare almeno un paio d'ore e magari a sognarti, speriamo, vabbè, vado, dormi bene e vivi meglio - non era una pubblicità? - ti amo molto)
Insomma, dicevo, sarei venuta in bicicletta a casa tua e ci saremmo seduti sul pavimento del tuo salone grandissimo con almeno tre ventilatori puntati addosso ed avremmo giocato a scala quaranta, tentando in ogni modo di far vincere l'altro finendo poi per dire all'unisono senti, basta, pareggio, son due ore che ho chiuso. Il tuo cane avrebbe tentato di mangiare le carte e tu gli avresti gridato Loki!, con quel tono che gli faceva passar la voglia di darti fastidio e faceva venire a me la voglia di riempirti di baci fino a consumarci le labbra. Tua mamma sarebbe rientrata dal lavoro e con gli occhi felici avrebbe detto oh, tesoro, non sapevo che ci fossi anche tu, vuoi un po' di gelato?, io avrei accettato perché con questo caldo... e tu avresti sorriso molto, l'avremmo mangiato nello stesso bicchiere, io mi sarei sporcata il naso e tu me l'avresti pulito con le labbra per poi dire è buonissimo e farmi diventare tutta rossa.
Verso una cert'ora sarei tornata a casa felice e sarebbe stato un po' più facile sopportare tutto il resto, mi sarei addormentata con il sorriso e mi sarei svegliata la mattina con un tuo messaggio ad aspettarmi, t'avrei chiamato ed avremmo vissuto giorni bellissimi, insieme.
E invece tu non ci sei, amore, casa tua è tanto triste che è persino morta l'edera, ed io proprio non ce la faccio, te lo giuro, qui continua ad andar peggio, sempre peggio, credi d'essere arrivato al limite ed invece no, è come il concetto di meno infinito che la mia professoressa aveva detto di immaginare come un'infinita caduta verso il basso.
Ti prego, torna qui, almeno per un giorno, poi giuro che ti lascio andare, faccio la brava, vieni qui adesso che son le quattro e mezza ed io piango così forte che credo tra poco sveglierò qualcuno, torna, abbracciami e cantami una ninna nanna ché tre anni e tre mesi e sei giorni senza di te sono troppi, mica ce la faccio io, mi sento come la medusa di oggi pomeriggio che l'han tirata fuori dal mare con un retino e poi l'han seppellita nella sabbia, la vedevo soffocare e seccarsi e pensavo solo ecco come devo sembrare io ad occhi esterni, e pregavo non so chi di ributtarmi in mare, per favore, giuro che non passo vicino a nessun bagnante, non vi tocco, non vi faccio niente, ma vi prego fatemi tornare a respirare.
(Buonanotte, sweetheart, spero che almeno tu stia dormendo e che questa lettera tu la legga domattina, io adesso metto Nuvole Bianche e chiudo gli occhi, magari immaginando che a suonarmela sia tu riuscirò a riposare almeno un paio d'ore e magari a sognarti, speriamo, vabbè, vado, dormi bene e vivi meglio - non era una pubblicità? - ti amo molto)
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