martedì 28 agosto 2012

You're so much a part of me that you'll be with me, no matter what.


Tu non c’eri. 
Non c’eri. 
Eppure ti sentivo come si sente l’angoscia, come si sente l’abbandono.
Ti sentivo nelle ossa, nel silenzio, ti sentivo solo io. 
Solo e sempre io, mentre tutto quanto intorno mi diceva che tu non c’eri.
(Marco Conidi)


Tu non ci sei, ma io ti sento, ti sento nei polmoni e nello stomaco, ti sento al mare che mi abbracci e ti sento la notte che mi accarezzi i capelli, ti sento quando piango perché è morto Giò che mi stringi forte e mi asciughi le lacrime e mi sussurri qualcosa per farmi star meglio anche se sappiamo entrambi che non servirà, ti sento per strada che mi prendi per mano e ti sento nei negozi di libri che mi consigli Hemingway e mi vien tanto da ridere e da rispondere "Tanto sai che non lo leggerò finché non avrò finito la mia lista personale", ti sento all'Esselunga che mi indichi il burro d'arachidi che ti piace tanto e sbuffi quando scuoto appena la testa in segno di diniego perché se non ci sei tu io non lo assaggio, ti sento ovunque e nessun altro può capire quanto la cosa sia meravigliosa e devastante al contempo.
Ti sento, tu non ci sei ma non importa, secondo me è lo stesso principio di quando ascolti la musica dall'ipod, i cantanti non sono mica lì a cantare per te, ma in fondo fottesega, voglio dire, continui ad ascoltare.
- nel nostro caso cambia, ma tu non lo dire, sono di nuovo le quattro ed io sono molto stanca, fammi delirare un pochino, per favore, sai che posso farlo solo con te che sei bello come un orso a primavera.

venerdì 24 agosto 2012

Avremmo fatto una figura migliore ad annegare ubriachi.

Con questo caldo sarei venuta in bicicletta a casa tua ché tanto è discesa, non faccio fatica e sento il vento che mi rinfresca la faccia e manda a puttane la mia frangia ma non importa, a te sarei piaciuta comunque, ti piacevo di prima mattina ed appena uscita dalla doccia con la matita sbavata e dopo scuola con le occhiaie le guance rosse e gli occhi stanchi, avresti potuto sopportare la vista dei miei capelli sconvolti.
Insomma, dicevo, sarei venuta in bicicletta a casa tua e ci saremmo seduti sul pavimento del tuo salone grandissimo con almeno tre ventilatori puntati addosso ed avremmo giocato a scala quaranta, tentando in ogni modo di far vincere l'altro finendo poi per dire all'unisono senti, basta, pareggio, son due ore che ho chiuso. Il tuo cane avrebbe tentato di mangiare le carte e tu gli avresti gridato Loki!, con quel tono che gli faceva passar la voglia di darti fastidio e faceva venire a me la voglia di riempirti di baci fino a consumarci le labbra. Tua mamma sarebbe rientrata dal lavoro e con gli occhi felici avrebbe detto oh, tesoro, non sapevo che ci fossi anche tu, vuoi un po' di gelato?, io avrei accettato perché con questo caldo... e tu avresti sorriso molto, l'avremmo mangiato nello stesso bicchiere, io mi sarei sporcata il naso e tu me l'avresti pulito con le labbra per poi dire è buonissimo e farmi diventare tutta rossa.
Verso una cert'ora sarei tornata a casa felice e sarebbe stato un po' più facile sopportare tutto il resto, mi sarei addormentata con il sorriso e mi sarei svegliata la mattina con un tuo messaggio ad aspettarmi, t'avrei chiamato ed avremmo vissuto giorni bellissimi, insieme.
E invece tu non ci sei, amore, casa tua è tanto triste che è persino morta l'edera, ed io proprio non ce la faccio, te lo giuro, qui continua ad andar peggio, sempre peggio, credi d'essere arrivato al limite ed invece no, è come il concetto di meno infinito che la mia professoressa aveva detto di immaginare come un'infinita caduta verso il basso.
Ti prego, torna qui, almeno per un giorno, poi giuro che ti lascio andare, faccio la brava, vieni qui adesso che son le quattro e mezza ed io piango così forte che credo tra poco sveglierò qualcuno, torna, abbracciami e cantami una ninna nanna ché tre anni e tre mesi e sei giorni senza di te sono troppi, mica ce la faccio io, mi sento come la medusa di oggi pomeriggio che l'han tirata fuori dal mare con un retino e poi l'han seppellita nella sabbia, la vedevo soffocare e seccarsi e pensavo solo ecco come devo sembrare io ad occhi esterni, e pregavo non so chi di ributtarmi in mare, per favore, giuro che non passo vicino a nessun bagnante, non vi tocco, non vi faccio niente, ma vi prego fatemi tornare a respirare.

(Buonanotte, sweetheart, spero che almeno tu stia dormendo e che questa lettera tu la legga domattina, io adesso metto Nuvole Bianche e chiudo gli occhi, magari immaginando che a suonarmela sia tu riuscirò a riposare almeno un paio d'ore e magari a sognarti, speriamo, vabbè, vado, dormi bene e vivi meglio - non era una pubblicità? - ti amo molto)

domenica 10 giugno 2012

Ten million fireflies.

Avevi una gatta di nome America che amava andare in giro e tornare incinta, e poi tu ricordo un giorno mi dicesti che le era nato un gattino con gli occhi color ghiaccio e che te lo saresti tenuto, così quando avete dato via gli altri cuccioli il piccolo Quebec dormiva accanto a te ogni notte e quando io venivo a casa tua nel pomeriggio ci mettevamo sul letto e lui si acciambellava sulla mia pancia e tu accarezzavi entrambi e ci guardavi con un sorriso bellissimo che chissà se qualcun altro ti causa ancora.
Oggi sono stata a casa tua perché la tua mamma mi ha invitata a prendere un caffè e Quebec mi è subito venuto a far le fusa, io non so se sia perché si ricorda o così a caso, ma mi è venuto molto da piangere, così l'ho preso in braccio e l'ho accarezzato quasi tutto il pomeriggio, mentre R. mi raccontava tante cose belle in cui in un modo o nell'altro c'eri sempre tu, ché non t'ha mica dimenticato nessuno.

Stanotte ho sognato che piangevo in un campo pieno di lucciole e queste a un certo punto si disponevano fino a formare la tua sagoma e mi abbracciavano, solleticandomi sulla spalla.
Mi manchi.

mercoledì 16 maggio 2012

Quiero hacer contigo lo que la primavera hace con los cerezos.

Mi manca leggerti le poesie di Neruda e fare giochi stupidi come soffiare nella stessa direzione del vento solo per sentirci più forti e credere per qualche istante che la nostra capacità polmonare sia almeno un po' superiore a quella di un sassolino sulla riva del fiume, e poi dirci queste cose e iniziare a sospettare che magari se il fiume scorre è proprio perché il sassolino soffia e dobbiamo cercare qualcos'altro a cui paragonarci.

Amore, a me studiare dà fastidio, soprattutto a maggio che ci sono le belle giornate e io dovrei stare a letto al riparo dalla mia allergia che mi toglie letteralmente il respiro - asma maledetta - e invece sono qui che faccio schemini di filosofia e fuori c'è il sole e il cane mi lecca le caviglie e tu chissà come te la ridi, lì tranquillo a fumare Chesterfield blu con i capelli al vento e i pensieri non lo so, i miei di sicuro sono sulle tue mani lunghe che una volta mi scrivevano frasi strane sulle braccia colorando inevitabilmente di blu la mia pelle e i miei occhi che sono sempre grigioverdi, da quando non ci sei.

giovedì 26 aprile 2012

I break down as you walk away. Stay.

Le lettere che mi scrivevi e le fragole che compravamo per mangiarle seduti sull'erba di un prato invaso da accademici in mezzo a cui stonavamo ma non ce ne importava niente.
Qui va tutto male, neanche so bene il perché mi sfugge tutto dalle mani e non credo sia colpa della tendinite che m'impedisce di impugnare gli oggetti, semplicemente sono convinta d'essere inetta, ecco, e la mia mancanza suppongo sia non sapermi rapportare al mondo, e amare tutti e non amare me, che è un cliché orribile ma tu sai quanto è vero, perché mi sgridavi sempre ed io abbassavo lo sguardo e allora m'accarezzavi la guancia e mi tenevi per il mento e mi baciavi il naso e mi dicevi che proprio non capivi come io facessi ad autodistruggermi così, chissà cosa mi diresti adesso che ho una cicatrice con la tua iniziare sulla parte ossuta del mio bacino e la pelle forse un po' più bianca e una scritta che ti riguarda sul mio avambraccio sinistro e gli occhi pieni di un qualcosa che non so definire ma che grida il tuo nome in ogni istante, in ogni lingua, in ogni sguardo che lancio come muta richiesta d'aiuto che nessuno sa cogliere perché nessuno è te, o forse perché nessuno crede più che ne valga la pena, e la cosa è pure piuttosto comprensibile.

Il mio mento non l'ha più toccato nessuno, da quando non ci sei.

mercoledì 25 aprile 2012

Stay with me forever or you could stay with me for now.

Ecco alla fine che cosa significa andarsene. 
Vuole dire che uno non c’è più e non sai dove cercarlo. 
Questo vuole dire. 
Che non c’è più niente.
(Vinicio Capossela)

Amore, dimmelo tu cos'hanno d'importante questi diciotto anni se ad indossarli con semplicità non sei tu, e dammi pure un motivo valido per cui dovrei festeggiarli se qui non c'è proprio niente da festeggiare, neanche questo venticinque aprile che sto passando a studiare filosofia con Aristotele che non ci piaceva quanto Platone ma non importa, qualcosa di carino lo diceva anche lui.
Amore, amore, io tutta questa urgenza non l'ho mai provata, e non so neanche rispondere alla domanda 'Urgenza di cosa?' - non credo sia una cosa molto normale-, ma c'è e mi logora, fremo e nel frattempo studio, non so, mi sento una bestia in trappola, pronta a fuggire da non so chi, io questi dannati cacciatori non li ho neanche mai visti, ma sarà mai possibile che possano far stare peggio di così?

Sto ascoltando una canzone bellissima, sono fermamente convinta che ti sarebbe piaciuta, la canticchio e ti penso perché fuori c'è il sole e non molto lontano da qui c'è una fiera e prima mi sono presa una pausa caffè e immaginavo quanto sarebbe stato bello oggi ripeterti filosofia passeggiando con l'odore delle mele caramellate nelle narici e le mani intrecciate, e la tua voce che dolce mi dice "Dài, compriamo una tartaruga".

domenica 15 aprile 2012

(if I had just one more day I would tell you how much that I've missed you) since you've been away.


Brucio nel camino fogli ingialliti come brucerei ricordi spiacevoli nella mia testa, e ricordo me lo disse anche tua mamma il giorno dopo la tua partenza, ché qui davvero non ci voleva credere nessuno che tu te ne fossi andato così all'improvviso, eravamo tutti convinti che un giorno avresti raccontato la storia con un ghigno e avresti continuato a spaccare il culo al mondo come hai sempre fatto, lei in primis.
L'ho incontrata oggi mentre passeggiava con un ombrello rosso e l'aria di chi del mondo ne ha abbastanza ma non ha comunque voglia di smettere di scoprirlo, e tra una chiacchiera e l'altra m'ha confessato con un po' di vergogna d'essere stata per l'ennesima volta a trovare tua nonna, quella paterna con gli occhi dolci che una volta ci ha offerto il gelato, perché l'età le impedisce di ricordare le cose, e tra quelle che proprio non le entrano in testa c'è appunto il fatto che tu te ne sia andato, così ogni volta chiede dove tu sia e alla tua mamma piace inventare ogni volta una storia nuova; oggi eri al mare con me a scattare fotografie, perché a me piace immortalare le onde grigiastre che si schiantano violentemente contro la sabbia bagnata ed i pochi scogli che non vengono sommersi, e saresti tornato tardi perché avremmo mangiato in una pizzeria molto carina con i tavoli su una terrazza meravigliosa aperta da poco, comunque le mandavi i tuoi saluti e promettevi che saresti andato a trovarla presto. Le ho detto con un sorriso triste che è brutto da dire, ma la cosa mi consola, io continuo a scrivergli lettere ed sms, e lei mi ha risposto che probabilmente avresti ammazzato entrambe. Abbiamo riso e guardando il cielo ha detto:

"Mi sa che abbiamo tutti un po' perso la testa".
"Secondo me abbiamo perso un po' di più".

Amore, amore, questa disperazione che ha preso tutti io non so se sia normale, però adesso mi sento un po' più normale io, ecco, ché credevo d'avere un serio problema se davvero insisto a cercare i tuoi occhi in quelli delle persone e cercare il tuo profumo nei luoghi affollati e cercare il tuo sapore sulla pelle altrui e insomma a cercare te e basta, ma questo problema non è solo mio e allora va bene. Un po' come la questione che se hai un amico immaginario sei pazzo e se tante persone hanno lo stesso amico immaginario è religione, capisci?
Mi manca parlarti, sedermi accanto a te su una panchina o in un prato o sulla riva del fiume e raccontarti la mia giornata ed ascoltare la tua, e provare con il capo chino a spiegarti cose che trovo molto difficili come quello che provo e alzare lo sguardo e trovarti lì con un sorriso comprensivo e sentire il tuo "Ho capito, tranquilla" che significa davvero un sacco di cose e tra queste che davvero mi hai capita come neanche io riesco a fare. E poi mi manca guardarti mentre aggrotti le sopracciglia guardando uno spartito e con la matita un po' smangiucchiata lo sistemi aggiungendo crome e biscrome, per poi alzare lo guardo e dire è ora di merenda anche se in realtà sono le due del pomeriggio.

Mentre ti scrivo ascolto Nuvole Bianche e sarebbe bello se la mia tempia stesse, in questo momento, sulla tua spalla e le tue dita pallide premessero i tasti bianchi e neri del tuo pianoforte a coda accanto al tavolo da fumo su cui giocavamo a Scarabeo inventandoci parole meravigliose e componendo frasi complicate come Sei bellissimo.